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DISCIPLINE PRINCIPALI

dinamiche

Le dinamiche di flusso sono una disciplina comportamentale la cui funzione principale è quella di favorire il raggiungimento dei propri obiettivi, in termini di realizzazione di se. Getta le sue basi sui principi di fisica quantistica applicata all’atteggiamento e al principio d’affinità. Attraverso l’applicazione di questi principi, le Dinamiche di Flusso sono in grado di portare l’individuo a far si che utilizzi ogni avvenimento a favore del raggiungimento del proprio obiettivo e della propria realizzazione. Applicando i principi delle DF, ogni persona è in grado di ottenere risultati ben oltre la propria aspettativa.

Lo scopo principale delle DF è quello di raggiungere ed utilizzare consapevolmente lo stato di Meta-Flusso. Questo particolare stato può essere ottenuto allineando se stessi con la propria mission e lo scorrere degli eventi dati dall’ambiente esterno. Questo principio allargato deriva da quello che Daniel Goleman chiama stato di flusso. Viene definito stato di flusso lo stato psicologico in cui vengono effettuate grandi performance in modo naturale, uno stato di grazia dove regna nell’individuo una sorta di pilota automatico, regno dell’azione senza pensiero, dove ogni cosa scorre appunto come un flusso. In questo particolare stato, non esiste timore o paura nel raggiungimento del proprio obiettivo, nell’accoglimento di ogni evento che viene trasformato in opportunità.

Lo stato di flusso è un particolare stato riconosciuto anche nell’ambito sportivo con il nome di Zona. Ottenuto questo stato, l’atleta compie le sue azioni con incredibile maestria, naturalezza, senza alcun pensiero che possa condizionare, agendo nel pieno rispetto di ciò che sente e di se stesso, nello scorrere naturale del proprio agire, senza più pensare all’obiettivo stesso. Nello stato di Meta-flusso, qualsiasi obiettivo preposto, viene raggiunto, qualsiasi ostacolo superato in modo naturale, accedendo a “informazioni” ed intuizioni inaspettate, soluzioni improvvise a problemi.

Come riflesso di questo stato interiore si ottiene un riequilibrio esterno nell’ambiente circostante: infatti un effetto dell’utilizzo di questa disciplina è nel verificarsi di particolari eventi che paiono non dipendere direttamente dalla volontà di chi la utilizza, eventi che favoriscono l’attuarsi del risultato. Possiamo in questo frangente parlare di sincronicità o principio d’affinità, attraendo a se situazioni favorevoli. Utilizzata ad alti livelli questa disciplina può significare cambiare radicalmente la propria vita, utilizzata per il problem solving, cambiando la visione del mondo, il modo con cui ci si approccia ad esso e la percezione riguardo avvenimenti e della vita che si sta vivendo con effetti pratici e pragmatici. L’ambiente dunque si pone come specchio delle profondità della psiche e dell’anima.

Si ragiona in termini di “fare”, completamente immersi nel campo dell’agire: non è possibile iniziare, provare, finire o non fare. Il non fare non esiste, poiché in qualsiasi momento si sta facendo qualcosa, anche l’apparente non fare nulla. Dunque è una questione di scegliere cosa fare. Questa disciplina propone un cambiamento interiore che influenza le vicende esterne per rendere più probabile che accadano le situazioni che desideriamo: lo scopo ultimo è quindi il modellamento della realtà.

Uno dei principali presupposti delle DF è che l’osservatore influenza l’osservazione. Questo principio deriva dalla meccanica quantistica. Ciò significa che qualunque vicenda o situazione ci possa essere è necessariamente influenzata da chi la vive, in funzione delle sue aspettative e delle sue convinzioni. Il sistema delle nostre convinzioni quindi influenza indiscutibilmente l’esito degli eventi. Non è una questione solo di credere o meno, è una questione di vivere già la situazione voluta ancor prima che essa si manifesti.

psicosintesi

La psicosintesi è una teoria e prassi psicologica che si è sviluppata dalla psicoanalisi, per evolversi sul versante della Psicologia umanistica  ed Esistenziale e su quello della Psicologia transpersonale. La disciplina è stata concepita dallo psichiatra veneziano Roberto Assagioli (1888-1974) e può essere quindi considerata, con l’analisi immaginativa di G. Balzarini e l’I.T.P. di L. Rigo, uno dei pochi paradigmi psicoterapeutici sviluppati autonomamente in Italia.

Assagioli fu il primo medico psichiatra italiano che si interessò attivamente di psicoanalisi, e la sua tesi di laurea, preparata nel 1907 nell’ospedale psichiatrico Burghölzli a Zurigo (dove operava C.G. Jung, con il quale svilupperà un’amicizia personale) ebbe appunto il titolo La Psicoanalisi. Successivamente, diventerà l’unico italiano membro della Società Freud di Zurigo, ed in seguito sarà socio della Società Psicoanalitica Internazionale. Nel giro di qualche anno però Assagioli iniziò a discostarsi dal pensiero freudiano, ritenuto da lui troppo riduttivo e rigido rispetto all’ampiezza ed alla complessità della psiche umana.

La novità, nell’approccio psicosintetico, consiste nello sviluppo dell’idea che già aveva costituito motivo di contrasto tra Freud e Jung, secondo la quale, nella «cura dell’anima», alla fase analitica, deve seguire una fase sintetica, cioè più attiva e orientata alla scoperta della volontà personale. Così come vi sono molte correnti psicoanalitiche, possono allo stesso modo coesistere diverse correnti psicosintetiche, dal momento che, come afferma lo stesso Assagioli, “non esiste ortodossia in Psicosintesi e nessuno, a partire da me stesso, può proclamarsene il vero o autentico rappresentante”. Pertanto, in senso più ampio, «psicosintesi» può essere definito ogni atteggiamento orientato verso integrazioni e sintesi sempre più vaste, atteggiamento che si prenda a cuore l’uomo nella sua interezza e nella sua unicità, fino alla realizzazione della sua dimensione spirituale (o transpersonale). Per questo motivo, Assagioli arriva ad affermare che “la Psicosintesi non può essere rappresentata all’esterno da nessuna organizzazione” [1] e in questo dimostra la sua levatura di ricercatore libero, al di là di ogni settarismo e identificazione con questa o quella chiesa, anche se laica.

kinesiologia

La kinesiologia è un’arte per la salute  che unisce la saggezza delle antiche arti orientali e i metodi del benessere occidentale in modo efficace ed innovativo. Da sempre si contraddistingue, rispetto ad altre discipline, per l’utilizzo del test muscolare bilaterale. Il metodo, che agisce in maniera ecologica, ha come focus lo scioglimento dello stress memorizzato ed inscritto nel nostro corpo ed associato ad eventi emozionali significativi. Esso agisce tramite la stimolazione di punti riflessi ed energetici presenti nella muscolatura del corpo umano. Lavorando sulle energie sottili, tende a sciogliere i blocchi energetici che, quotidianamente, condizionano ed influenzano la qualità della vita di ogni essere umano.

La kinesiologia emozionale bilaterale rappresenta un metodo dolce il cui scopo è rendere coscienti le persone dell’amorevolezza che appartiene al proprio sé. Riunisce metodologie di psicologia (come le fantasie guidate), di rilassamento, test muscolari e psicomotori, tecniche di medicina cinese e molte altre ancora. Può affiancare diversi tipi di terapia: medica, reflecting, pedagogico-clinica, psicoterapeutica e psicosomatica ottimizzandone l’intervento poiché riduce lo stress dei disagi emozionali e mentali derivanti da piccoli e grandi traumi. Non fa differenza per il cervello/corpo se qualcosa sia davvero accaduto oppure no. Ciò che noi sentiamo a proposito di tale fatto crea la realtà, il nostro modello del mondo. L’emozione causa l’emissione di ormoni che mettono in moto una complessa risposta circolatoria, muscolare e lasciano un segno indelebile sulla memoria. Quindi il corpo e il cervello reagiscono nello stesso modo sia di fronte alle esperienze reali che a quelle immaginarie. La mente cosciente dirige il nostro pensiero e il nostro modo di agire nel presente. Essa ha il potere di sopprimere ciò che noi non vogliamo pensare o la relazione che non vogliamo nel presente.

reiki

Spesso si parla di Reiki come di una tecnica di guarigione energetica o naturale, altre volte si dice che Reiki è anzitutto un percorso di crescita personale. In realtà, Reiki è entrambe queste cose e qualcosa di più. Possiamo definire Reiki come una antica disciplina di origine orientale avente come obiettivo l’armonizzazione del corpo, del cuore e della mente con la realtà universale.

La parola Reiki è di origine giapponese ed è composta da due sillabe: Rei e Ki.Reiki3 La prima – Rei – significa “qualcosa di misterioso, miracoloso e sacro”. Essa sta ad indicare l’Energia primordiale (Divina); è quell’energia che esisteva ancor prima della creazione dell’universo, il principio divino dal quale è scaturito il Big Bang e che ha portato alla creazione dell’universo in tutte le sue manifestazioni (Ki).

La seconda – Ki – significa “atmosfera” o “qualcosa che non si vede” o anche “l’energia dell’universo”. Tale termine indica l’Energia Vitale Universale intrinseca ad ogni essere e/o cosa. Il Ki permette ad ogni cosa di esistere e agli esseri viventi di vivere; è l’energia che regola il funzionamento stesso dell’Universo. Ki è il corrispondente del Chi per i cinesi, del Prana per gli indù, Luce o Spirito Santo per i cattolici, ecc.

 

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